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Reducetarianesimo o flexiratarianesimo? Qual è la differenza? Vi spieghiamo perché ridurre ma non eliminare può essere la filosofia vincente.  

Siamo partiti tutti onnivori più o meno, qualcuno poi è diventato vegetariano, qualcuno è diventato vegano, c’è chi poi si è spinto nel crudismo chi nel fruttarismo e oggi troviamo reducetarianesimo e flexitarianesimo.
Che confusione con tutti questi -ismi-
Senza entrare nel merito, cerchiamo in breve di spiegare ciascuna di queste correnti della nutrizione umana:

VEGETARIANESIMO: prevede l’esclusione dalla propria alimentazione del consumo di carne di qualsiasi animale: carne e pesce;
VEGANESIMO: per quanto riguarda questa corrente le cose sono più complicate in quanto investe ambiti diversi. In termini alimentari implica l’esclusione di qualsiasi ingrediente di origine animale, carne e pesce e di derivazione animale come uova e latte e derivati nel cibo.
CRUDISMO: consumo di alimenti conservati e di stagione crudi, spesso provenienti da agricolture e allevamenti biologici, dunque sia vegetali che animali. Il trattamento termico a cui possono esser sottoposti non deve superare i 42°C.
FRUTTARISMO: quest’ultima è assimilabile ad una vera e propria filosofia che prevede il consumo esclusivo di frutti, in quanto considerati il cibo elettivo per l’uomo; per cui anche le piante non devono essere mangiate o sfruttate in quanto esseri viventi come gli animali.

Da alcuni anni a questa parte tuttavia tra le molteplici filosofie alimentari c’è anche chi ha trovato dei veri e propri compromessi.

Avete mai sentito parlare del reducetarianesimo?

piramide-alimentare

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REDUCETARIANESIMO: arrivata qualche anno fa dal Regno Unito si può spiegare come una categoria di persone che rifiuta le forti ortodossie e non si da un vero e proprio nome; ma che ha modificato le proprie abitudini alimentari con tempo e costanza. In termini più pratici e alimentari il reducetarianesimo prevede il consumo ridotto di carne rossa, pollame, pesce e carne di ogni altro animale. Non avendo delle regole rigide il dogma essenziale rientra nell’imparare maggiore consapevolezza ogni giorno. Distribuire le quantità in modo diverso e più ottimale –come rappresentato qui in figura– per la propria salute, il proprio benessere e per una maggiore sostenibilità ambientale.

FLEXITARIANESIMO: una corrente molto simile al reducetarianesimo ma che parte da un movimento vero e proprio. Più precisamente tutto è iniziato nel 2009, quando Paul, Mary e Stella McCartney hanno lanciato la campagna no-profit “Lunedì senza carne” per mettere in luce i danni all’ambiente e alla salute provocati dalla produzione industriale di carne e dal nostro eccessivo consumo. Dal “Lunedì senza carne” al “lunedì e mercoledì senza carne” il passo è stato breve per alcune star (tra questi Sir Richard Branson ed Emma Thompson) che hanno aderito alla campagna e che hanno lanciato il flexitarianesimo come corrente alimentare vera e propria.

Tra le ultime due tipologie di alimentazione non vi è una differenza in termini di regole né non vi sono ortodossie restrittive. Semplicemente si passa dal limitare il consumo della carne ad un paio di volte alla settimana, alla maggiore consapevolezza riguardo tutti i livelli della piramide soprattutto quelli più alti. Diminuire dunque le quantità di proteine animali, carne e uova, latte e latticini, maggiore concessione per quelle derivanti dal pesce. Maggiori quantità di frutta, verdura, fibre e proteine vegetali. Infine molta idratazione: bere molta acqua, centrifughe e tisane.

Tutto dipende dalla persona, dalle sue abitudini e dalle sue necessità; il principio è uno solo: mangiare in maniera sana e consapevole senza doversi piegare ai sacrifici della dieta vegana e vegetariana, a meno che non lo si scelga, in questo caso consigliamo di consultare comunque un medico.

Doris Pesce

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